MICROFONARE LA BATTERIA: MODO SEMPLICE

Affrontiamo il primo articolo della sezione blog del sito ceccherinimusic.com con un argomento che è nel contempo interessante e delicato: come microfonare la batteria, ovvero riprendere acusticamente la batteria, sia che si parli di una registrazione che di un live. Nello scenario più complesso oltre ad una spesa importante per l’acquisto di microfoni, per ottenere un buon risultato dovremmo intervenire sulla catena di ripresa con compressori, equalizzatori e processori di segnale. In questo articolo vedremo dunque lo scenario microfonico che potremmo implementare. E’ sempre possibile fare di più e microfonare ogni singolo tamburo (vedi FIG. 1) ma affronteremo una tecnica sufficente e nel contempo dal costo contenuto.

Cassa, rullante e 2 panoramici: E’ la tecnica più semplice per microfonare la batteria, tutt’ora utilizzata in genere per i contesti di jazz  tradizionale. Si tratta di colloccare a 20-30 cm sopra la faccia del batterista, con tecnica XY, a 90 gradi (FIG. 2), oppure ORTF (side other side) (FIG. 3) 2 microfoni a condensatore (consiglierei gli stilo condenser a suono più corposo, come lo Shure sm81; ci sono molti microfoni di questo tipo e potete sbizzarrirvi  quardando l’apposita sezione sul snostro sito),  indirizzando le capsule verso il set. Se ben posizionati, i microfoni dovrebbero riprendere l’esecuzione con stesse proporzioni tonali e di volume percepiti dal batterista, fornendo quindi una precisa riproduzione delle sue intenzioni. Figura 3

Successivamente ci dovremo occupare della microfonatura aggiuntiva della cassa e del rullante, da effettuare, per la csass, in genere all’imbocco della pelle posteriore, al fine di poter incrementare, se necessario il volume del tamburo meno raggiungibile dai microfoni panoramici. Microfono esterno o interno: posizioneremo un microfono solitamente a cardioide dinamico (Cardioide: questo pattern di ripresa prende il nome dalla forma caratteristica del suo diagramma polare, che ricorda vagamente la forma di un cuore. Un microfono con pattern cardioide riprende il suono proveniente dalla zona frontale, con una sensibilità che va a diminuire man mano che ci spostiamo verso i lati fino a ridursi drasticamente nella zona posteriore). Come detto collocheremo il microfonmo in corrispondenza dell’imbocco del foro della pelle posteriore e indirizzato verso il foro con inclinazione diritta o, meglio, lievemente disassata verso la pelle. Così permette di ottenere un suono molto vicino al suono naturale della cassa, mantenendo un buon isolamento dagli altri pezzi del set grazie alla distanza  molto ravvicinata. E’ in genere la scelta preferita per il jazz, specie quello tradizionale, ma spesso si applica a anche a fusion e pop, e in ogni caso per tutti quei generi in cui non è richiesto un effetto battente troppo aggressivo. In genere con questa ripresa il suono si carica notevolmente di frequenze basse molto profonde che spesso sarà meglio attenuare nella giusta proporzione. In alternativa è anche possibile posizionare dento la cassa un tappeto di gommapiuma sufficientemente alto e stabile, sul quale sarà appoggiato il microfono. In entrambi i casi il microfono va indirizzato verso la pelle, ma generalmente non direttamente verso il battente (che invece è la soluzione migliore per l’Heavy metal e tutti i generi molto aggressivi). Ravvicinando il microfono alla pelle del battente, l’effetto frusta sarà maggiore, mentre diminuirà allontanandolo. 

Per l’uso interno generalmente si preferisce un microfono dinamico capace di riprodurre bene le frequenze basse, tra essi esistono vari modelli specificamente costruiti per la grancassa dalla Shure, dalla AKG e anche da altri costruttori. Per l’uso esterno, invece, sarà meglio applicare un buon microfono a condensatore a diaframma largo, scegliendone uno caratterizzato da bassi molto fermi e granitici, come ad esempio il Neumann U87.

La questione rullante: Il rullante è sicuramente lo strumento che avrà più bisogno di prove prima di trovare il suono che ci piace quando stiamo occupandoci di microfonare la batteria. Il solo spostamento dell’angolatura o della distanza del microfono potrà incidere sulla sonorità del rullante, quindi consiglio di perdere del tempo a provare varie posizioni del microfono fino a trovare il posto giusto, che oltretutto non dovrà ostacolare l’esecuzione del batterista. Per prima cosa teniamo in grande considerazione la cordiera che caratterizza l’inconfondibile sonorità del rullante, quindi usiamo un microfono che abbia una buona definizione delle alte frequenze. Normalmente si tendono a preferire i nuovi microfoni condenser a pinza, specificamente progettati per rullante e toms, prodotti da vari costruttori, alcuni dei quali stanno imponendo nuovi standards. Spesso, nel rock, anche per rispetto della tradizione, la microfonatura superiore è l’unica utilizzata, anche se in tal modo il suono della cordiera può risultare un po’ debole. Se, come spesso avviene, il suono dell’hi-hat invade troppo la ripresa dello snare, un espediente, non sempre attuabile, è la schermatura del microfono del rullante con un “cono” o un pannello che attenui i suoni provenienti dai piatti e in particolare dal charleston. Quest’ultimo in particolare, specie se costituito da piatti molto sonori come è uso nel rock, tende ad infiltrarsi parecchio nella traccia del rullante, al punto da rischiare di divenire ingestibile soprattutto laddove si verifichi la necessità di enfatizzare il rullante nei toni alti. Microfono sottostante: Questo microfono è facoltativo: nel costruire il suono del rullante vi permetterà di dosare la quantità di “effetto cordiera” senza bisogno di esasperare la equalizzazione delle frequenze alte del microfono superiore nel tentativo di evidenziare la cordiera stessa, anche perché così facendo saranno evidenziati notevolmente i picchi alti indotti dalla bacchetta sul bordo del rullante, i piatti e il charleston, vanificando così parte dei nostri tentativi di isolare le varie tracce degli strumenti del set. In genere la cordiera sarà tenuta nel missaggio ad un volume molto più basso di quello del microfono superiore, ma in tal modo sarà comunque possibile dosare a piacimento la sua incidenza. Il microfono inferiore del rullante, meglio se di tipo condenser, con capacità di sopportare pressioni acusitche elevate, andrebbe puntato verso il centro della pelle sottostante, ad una distanza di circa cm 10 dalla pelle, leggeremente disassato al fine di non captare troppo il charleston. Parliamo del microfono Shure SM57. Ovviamente ci sono microfoni di fascia più alta; è un microfono per rullante robusto, affidabile, facile da collocare e rende bene con tutti i preamplificatori. Si usa anche per la voce e per gli amplificatori per chitarra. Audio Technica ATM650: Molto versatile e sulla stessa fascia di prezzo del SM57.

Cesare Martignon

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